Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente in Cristo, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua Grazia, diventassimo, in speranza eredi della vita eterna (Tito 3,4-7).
In un tempo come il nostro, in cui siamo abituati a vedere millantati meriti inesistenti o la realizzazione di modeste opere a fronte di cospicui costi per corruzione, attribuire ancora una volta l’unico merito salvifico a Gesù Cristo, concordemente alle Scritture, non mi sembra del tutto ovvio e scontato. D’altronde sappiamo bene quale intenso travaglio sia costato a Martin Lutero la scoperta di questa verità biblica. Tant’è che alla fine della fruttuosa ricerca il monaco agostiniano esclamerà: “:.. l’Evangelo ci rivela la giustizia di Dio, ma la giustizia passiva, per mezzo della quale Dio, nella sua misericordia, ci giustifica mediante la fede, come è scritto: “Il giusto vivrà per fede”. Subito mi sentii rinascere, e mi parve che si spalancassero per me le porte del paradiso”. Sicché, da ora in poi le nostre buone opere, che scaturiscono da una fede viva, non sarebbero più dettate dalla necessità o dalla collaborazione alla nostra salvezza, ma unicamente dalla gioia e dalla profonda gratitudine al Signore per aver compiuto quel fantastico miracolo del perdono gratuito nella croce di Cristo. Ecco, perché la nascita di Gesù, il suo arrivo in questa valle di lacrime nella condizione del povero e dell’emarginato, è atteso con ansia e impazienza. Questo è anche il motivo per cui il Natale è un particolare momento di festa e di gioia: il Signore viene per la redenzione e la liberazione della umanità dalla sofferenza e dalla schiavitù del peccato. Allora può diventare perfino bello godersi lo spettacolo delle strade illuminate a festa, dei negozi riccamente addobbati, lo scambio dei doni, lo allestimento degli alberi di Natale o dei presepi, perché si vive un momento epocale nella storia umana: il Dio che si fa uomo e viene a portare il dono della Grazia liberante. Purché, ovviamente, non si dimentichi l’esistenza di quei minimi con i quali Cristo s’identifica (Mt. 25, 31-46) e la cui condizione si è piuttosto aggravata rispetto all’anno scorso senza che si sia fatto gran ché. L’invito è, allora, oltre ad impegnarsi per la giustizia e il rispetto del diritto, a disporsi al servizio di tutti costoro. Perché, solo così, incamminandoci sulla strada della diaconia vissuta nell’amore per gli altri e accogliendo nella fede l’immeritato dono della Grazia e il “bagno” rigenerante dello Spirito Santo, potremo diventare delle nuove creature. La nostra speranza, allora, non potrà consistere che nel restare fedeli alla vocazione ricevuta e chiedere del continuo al Signore di sostenerci nella fede, perché nulla è scontato e nulla si acquisisce una volta per sempre. Ma ogni giorno, ogni momento della nostra vita dobbiamo ricordare che abbiamo bisogno di essere rigenerati e rinnovati dal suo Spirito, così come la Chiesa, seppure un tempo riformata, necessita di essere sempre riformata. Il senso del Natale va, dunque, visto alla luce della salvezza e della promessa nel Regno di pace e di giustizia, che in quel bambino indifeso troveranno pieno compimento.
Auguri di Buon Natale a tutte e tutti.
La Segreteria dell’UPL